Correva l’anno 1995 (o il 1996) e dopo una serie di infortuni catastrofici, finii per scrivere un brano intitolato 2 Giorni. Alla base c’era una relazione tossica che impreziosiva le mie giornate, procurandomi non pochi grattacapi con il personale addetto alla manutenzione delle tubature. Ero entrato in questa relazione ché pensavo di essere in una competizione, che non è mai finita, per poi accorgermi che l’unica competizione che esiste è quella con sé stessi. Nel frattempo, ero stato allontanato dalla popolazione coeva, per qualche motivo sconosciuto ai più.
Qualche anno dopo, mi capitò di dischiudere il mio presunto orgoglio musicale alla persona che l’aveva influenzato, ma non ispirato questi brani.
Io: “cosa ne pensi?”
Lei: “mmh…”
Io: “potresti ascoltarla alla radio?”
Lei, mentendo: “ci stavo proprio pensando…”
Lei, dopo qualche minuto: “Dall’ultima volta che ci siamo visti, sei cambiato.”
Io: “è una domanda?”
Lei: “no, un’affermazione.”
Io: “Sono stato lontano da te e questo mi ha fatto bene.”
Lei: “Lo sapevo che lo avresti detto…”
Silenzio.
Lei accende l’auto con un gesto sorprendente, mentre io mi giro verso la cintura per tirarla e agganciarla. Inizia così l’esplorazione del città; Brescia è molto asfalto e qualche albero. Tanti semafori che a metà degli anni novanta sono il solo momento di ascolto e che nei mesi estivi si rivestono delle radio altrui.
Chiedo: “ricordi la poesia che mi hai scritto nel diario?”
Lei: “il diario è una cosa da adolescenti.”
Risposta: “Sarà anche da adolescenti, ma noi abbiamo 8 anni di differenza e non possiamo farci nulla” e aggiungo “Ricordi la poesia?”
Lei, facendo emergere i suoi modi freddi, mentre svolta a sinistra senza mettere la freccia: “No, non me la ricordo.”
Provo così a recuperare: “La prima sera che ci siamo incontrati, io mi ero portato la Smemoranda. Ti sei presa una pagina e ti sei fatta ispirare dalla serata grigia.”
Mi volto verso il finestrino per controllare il tempo: “Come stasera, anche quella volta minacciava pioggia.”
E aggiungo preoccupato: “Chissà se ho chiuso i finestrini dell’auto?!”.
Taglio corto: “Quella poesia è alla fine di perché mi tratti così”
Lei, scherzando: “Mi piaceva scrivere poesie, ora non le scrivo più. Non ho più il tempo.”
2 Giorni è il racconto di quella frase che lei mi disse al telefono per tenermi lontano. Era una cosa del tipo: “non chiamarmi per due giorni”. Più io la cercavo più lei rispondeva con una violenza verbale, che a me ricordava le parole che ricevevo in casa, e che mi attirava sempre di più.


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